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Una vita, Guy de Maupassant

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Recensione & Recensioni

Mario Picchi
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Mer Ago 29, 2007 1:51 pm - Salva recensione     
Recensione: Una vita, Guy de Maupassant


Giovanna, la protagonista di Una vita, ci viene presentata mentre, ben colma d'illusioni, è tutta , protesa verso un avvenire che dovrà essere soltanto felice e roseo, ignara della vita ma certa che la vita le porterà soltanto gioia e bontà. A poco a poco, con accanimento, l'autore infrange tutte le sue illusioni, insozza tutto ciò ch'ella credeva puro, e non le lascia nulla, se non un barlume di speranza nelle ultime due o tre pagine del libro, e un pò di calore, il calore della creaturina figlia di su figlio, che trapassa le fasce e le sue vesti, giungendo a comunicarle un fievole messaggio di consolazione, insufficiente comunque a schiarire le tinte cupissime addensate dall'autore sul suo quadro. Ma la condanna completa che Maupassant sempre pro¬nuncia per tutte le sue creature, non significa forse assoluzione completa? È colpa degli uomini se sono come sono, imperfetti, e miserandi? Cercano di cavarsela alla meglio, ma le circostanze li sopraffanno sempre, li costringono a rivelarsi nella loro realtà: esseri deboli abbarbicati a pochi palmi di terra, a quattro soldi, a un fagotto di stupide convenzioni.

La visione dello scrittore, un poco crudele e giovanilmente beffarda, si lascia commuovere dalla solitudine degli esseri, simili a cani randagi. «Maupassant pare entrato nella vita con un vigore di disprezzo che sarebbe a malapena giustificato da cinquant'anni di esperienza », scriveva un recensore di Bel-Ami. In verità il giovane scrittore possedette, fin dagli inizi, un piglio deciso e disinvolto che non manca di stupire tutt'oggi: la sua mitologia - come abbiamo visto - era bell'e formata, fin dagli esordi e prima ancora. Su questa impalcatura teorica c'è un senso della vita, un modo di apprezzare la luce, i suoni, i colori, gli odori, di vivere nella natura, di capirne i più impercettibili mutamenti, e c'è anche una conoscenza superficiale ma completa delle usanze sessuali, delle reazioni degli uomini in certe circostanze, della morale comune, c'è l'abitudine di procedere su un terreno, sempre noto, con una sicurezza che proviene anche da un tanto di disprezzo, di cattiveria: esattamente ciò che stupiva il critico prima citato.

Sotto il titolo di Una vita Maupassant ha posto una epigrafe: «L'umile verità», che è come una sinte­si del suo programma e quasi un'affermazione di fede artistica. Ma è anche una menzogna, consape­vole o no, che questo romanzo in particolare, ma anche tutta l'opera di Maupassant, si cura di dimo­strare. Paradossalmente, ma non tanto, si potrebbe dire che mai vi è stato - sotto il pretesto d'una impassibilità mai osservata - scrittore più tenden­zioso di lui, attento a scegliere soltanto i fatti e i personaggi che potessero dar valore alle sue tesi pessimistiche.

Giovanna, la protagonista di Una vita, viene presentata in un momento di tranquilli­tà e di felicità e condotta, attraverso una serie di rivelazioni, ad accorgersi che cosa sia la vita, e quanto valga. Ella è di indole sognatrice fino all'assurdo, e lo scrittore non si limita a dissolvere gli ideali che si è fabbricati nell'adolescenza, si accanisce a distruggere anche le poche credenze che in qualche modo assicurano la stabilità della sua vita interiore: l'amore, l'amicizia, e poi l'affetto e la fiducia in sua madre, e poi l'amore di figlio, oltre alla decadenza fisica e materiale. E questa serie di colpi viene inferta in particolari momenti, sì da accrescere la loro violenza, il loro affetto: la scoperta del nuovo tradimento di suo ma­rito con colei che Giovanna considerava la sua unic­a amica avviene durante una passeggiata che vorrebbe rievocare certi momenti dell'amore passato, nei luoghi stessi che lo videro manifestarsi; e così scoperta della doppia vita della madre avviene du­rante la veglia funebre, proprio nel momento in cui Giovanna cerca, nell'amore e nella purezza materta l'unico sostegno a tutti i valori morali che le rovinano intorno. Ma, ecco un'altra tendenziosità: dieci o dodici anni sereni che ella trascorre allevando suo figlio, sono invece sbrigati in poche pagi­ne.

In comune con il protagonista di Pietro e Giovanni e con parecchi personaggi di altre storie, Giovanna ha questo: che nei momenti cruciali non af­fronta la lotta ma fugge, non reagisce se non passivamente. La passività di fronte alla vita è uno dei caratteri salienti della sua indole; e la fuga davanti alle difficoltà essenziali è la sua tattica preferita, la sua reazione abituale. In questo non c'è tanto un rifiuto della vita (che lei sa in vari modi, e principalmente per le vie dei sensi, apprezzare), quanto l'incapacità a vivere.

Detto questo, e bisogna anche aggiungere che un'altra violazione al suo codice secondo cui «il romanziere di ieri sceglieva e raccontava le crisi della vita, gli stati acuti dell'anima e del cuore », mentre «il romanziere di oggi scrive la storia del cuore, dell'anima e dell'intelligenza allo stato normale », Mau­passant la fa proprio con Giovanna, da lui dotata di un'organizzazione emotiva che le fa sentire troppo acutamente, sempre in modo sovreccitato, la felicità come l'infelicità (ma soprattutto questa). La tesi è empre presente, e vuoi essere dimostrata con tanto rigore, senza che vi sia nessuna scappatoia possibile, he la verosimiglianza, «l'umile verità» viene spes­issimo dimenticata: «dunque, tutto non era altro he miseria, dolore, sventura e mo,rte. Tutto era inganno, menzogna, tutto faceva soffrire e piangere »: in questo pensiero di Giovanna che veglia sua madre si sente la stessa filosofia che animava il qua­rantenne D'Annunzio, la stessa delusione abbastanza banale del temperamento sensuale:

Tutta la vita è senza mutamento.
Ha un solo volto la malinconia.
Il pensiero ha per cima la follia.
E l'amore è legato al tradimento.

Resta da chiedersi - se è lecito farsi simili doman­de - perché il trentatreenne scrittore abbia scelto dei piccoli nobili di provincia, vincolati a tutti i dogmi e rituali della società borghese, per personag­gi del suo primo romanzo. La risposta è facile: su quella scena, con quei personaggi, egli aveva sintetizzato la sua vita. Giovanna è sua madre, da lui dotata di una sensibilità e d'una vulnerabilità assai maggiori di quella che Lame de Maupassant ebbe realmente; e naturalmente è anche lui stesso; il per­sonaggio maschile, a.rrogante, mentitore, adultero, ava­ro, è suo padre; e il paese, infine, è il suo adora­to Pays de Caux. Se il messaggio di Maupassant è biasimevole, oltre che scontato, la sua narrazione è magistrale: con una infinità di notazioni paesistiche che compongono una serie di quadri impressionisti, di esterni e di interni, in ogni momento del giorno e della notte, in ogni stagione dell'anno, le scene più importanti si alternano armoniosamente: la not­te di infatuazione deliziosa di Giovanna uscita dal collegio, la gita in barca, l'amore, la Corsica, la na­scita del bambino di Rosalia, la scoperta del tradimento e così via via, in un insieme artisticamente di prima qualità, gremito e pesante come un frutto maturo.
Una vita, Guy de Maupassant - Garzanti



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