Lo ha scovato la più sensibile talent scout di New York, l'agente letteraria Nicole Aragi, e lo ha comprato l'avventurosa Elisabetta Sgarbi per la Bompiani. The Hakawati (li cantastorie) non è ancora uscito negli Stati Uniti (Knopf lo pubblicherà in aprile, poco dopo dovremmo averlo in traduzione italiana), ed è già un caso: vuoi perché l'autore è libanese e apre una finestra su un mondo problematico; vuoi perché mantenendo alto il livello di qualità letteraria Rabih Alameddine, al suo terzo romanzo, riesce a mettere a confronto l'arte dello storytelling di tradizione araba con la cultura americana che il protagonista e l'autore
hanno assorbito per molti anni.
Fatto sta che nel romanzo, Osama al-Kharrat lascia nel 2003 gli Stati Uniti dove vive da tempo, per recarsi al capezzale del padre a Beirut. E se trova la sua città natale irrimediabilmente cambiata, trova invece intatti gli affetti familiari e il modo di comunicarli attraverso le storie. Cantastorie di professione era infatti il nonno di Osama, e le avventure del suo arrivo in Libano dalla Turchia dove era rimasto orfano, mescolate a quelle delle tribù arabe della regione e dei principi delle Crociate ridotti in schiavitù, si mescolano ai pettegolezzi familiari di tutti i giorni. Se esiste una Mille e una notte di questo secolo, questa è The Hakawati di Rabih Alameddine.
The Hakawati, Rabih Alameddine - Bompiani
|