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Ritratto di Dorian Gray, Oscar Wilde

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Franco Ferrucci
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Mar Set 11, 2007 4:45 pm - Salva recensione     
Recensione: Ritratto di Dorian Gray, Oscar Wilde


Nel mio continuo entrare e uscire nella stanza del Ritratto (un traduttore finisce con l'acquistare la familiarità del maggiordomo) venni a osservare alcune cose. Intanto che la piu continua affermazione teorica del libro, quella contro l'autobiografismo romanzesco, era una mossa difensiva. L'ultima cosa che Oscar Wilde voleva era di essere accusato di aver trasposto se stesso e le sue vicende nel Ritratto. Ma in realtà era proprio cosi. Senza la ercezione di un autobiografismo trasposto, il romanzo perdeva qualcosa del suo significato, e anzitutto il suo bisogno di procedere per emblemi altamente ritualizzati. Si prenda il caso piu ovvio: questa è anche una storia di amori omosessuali, ma mai una volta che vi si riferisca apertamente. Di sesso si parla in modo obliquo e metaforico e deliberatamente floreale, secondo il gusto anche estetico del tempo. Il riserbo non è dovuto al pudore o ad autocensura consapevole, come nel caso dei narratori di amori eterosessuali, ma piuttosto alla necessità di adottare un linguaggio cifrato, vagamente esoterico, se non per gli affiliati alla setta dei «fedeli d'amore» di quella preferenza. Il paradosso narrativo del Ritratto è di essere stato scritto per un gruppo speciali di lettori, e di aver travestito in modo quasi perfetto questa sua deliberata destinazione.
Ritratto di Dorian Gray, Oscar Wilde - Einaudi



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