Il film più bello della stagione lo firma Sidney Lumet, un signor regista 84enne, grande esperto di brutte rogne metropolitane, processi, verdetti, rapine e giorni da cani. Eccelso cinema d'Autore, pronipote di tragedia greca. Trama srotolata e riawolta cambiando punto di vista, macchina da presa pitagorica, cupo rigore di base, strepitoso cast all'altezza, finale in scia a Shakespeare (e Eastwood). Nulla di nuovo, tutto perfetto. Dopo 110 anni di cinema i tarantinati rifrullano, i mediocri, ricalcano, i grandi vecchi ri-scolpiscono efficaci. Due fratelli del tutto diversi hanno economicamente l'acqua alla gola: il bigio ma vizioso Philip Seymour Hoffinan e il sexy/trasandato Ethan Hawke, separato con figlia da mantenere. Portano addosso il peggior marchio d'infamia negli States odierni: sono dei loosers, perdenti. Non basta: Marisa Tomei, moglie dell'uno, se la fa con l'altro. Rapinano la gioielleria della loro madre (e zia di Spider-Man) Rosemary Harris. Che muore. Babbo Albert Finney giura vendetta. Berrà l'amaro calice della sorpresa. Incalzante noir claustrofobico. Per una volta, sia lode al bel titolo italiano che sforbicia l'originale brindisi irlandese: "Che tu sia già in paradiso, quando il diavolo scopre che sei morto".
|