Dietro l'angolo piacione di Virzì, spunta il film di Zanasi: tragicommedia con senso di realtà anche quando Caterina Murino passa da 007 a Giuseppe Battiston (bravissimo). Tradito da ragazza e vena punk rock, un 36enne perplesso lascia Roma, le copertine del "Mucchio", e torna al nord, nel laborioso nido da cui fuggì. La tinta di famiglia scolora: dopo l'infarto paterno, il fratello sta divorziando e non riesce a salvare la fabbrichetta di ciliegie sotto spiIito (è lo stabilimento Toschi), la sorella Anita Caprioli ha lasciato l'università e sembra amare solo i delfini, la madre cerca nella new age vecchi ricordi. Il figliol (non troppo) prodigo fa vomitare i nipotini in testacoda, rompe il tenero ordine costituito in tinello, manda aff... i pesci. Dovrà mettersi il camice e qualche maschera per affrontare rigurgiti d'adolescenza, un sindacalista e l'overdose di troppo schiette verità: l'invettiva di Mastandrea ("lo stavo meglio quando ci riempivamo di cazzate!") ne fa il fiore meglio, sbocciato del prato che fu di Moretti. Attore di colossale naturalezza, accalappia smarrendosi in un «Non lo so». Quando, piano, solo, birra in corpo, fa scivolare Chopin in lvan Graziani, la commedia umana all'italiana (ri)trova un attimo struggente.
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