Ronconi e da "Fame chimica", è un beniamino di queste righe. Studia astrofisica e ha un tatuaggio col nome sbagliato. Lei è Kasia Smutniak: bellezza imbarazzante, bravura graffiante. Viene dal buco nero di un padre che vuole essere insaponato, è lilla galassia incasinata, caos tutt'altro che calmo. Lei lo investe, lui la pedina. Lui parte, lei lo segue. Hanno una bambina. Lei sbrocca nella gelosia figlia di insicurezza: cerca conferme negli incontri occasionati, nel ruolo della mammina perfetta, si strappa i vestiti per tornare bambina (lo faceva MariJyn), ferisce con cocci e comportamenti. Al poster coi panda si sostituisce ritti incazzato, gli anni passano scandendo frammenti di vita amorosa, come piace al regista Peter Del Monte: luoghi collocabili ovunque, percorsi sofferti ma rarefatti in cui il grido di dolore ha eco tripla, sane crudezze (un parto), facce da incorniciare (la ragazza in attesa di abortire). "Parlo mai di astrofisica??" grida Moretti inneggiando alla competenza. E Del Monte indossa brandelli delle sue creature? Palpita sincero dietro uno stile che si compiace estraniato? Come capita col grandissimo Lebowski, per apprezzare il suo film occorre condividerne lo sguardo, almeno un po".
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