«Se i Pensierisono un breviario che ha accompagnato e accompagna l’intera vita di molti uomini, le Lettere provinciali, che li affiancano nell’opera di Pascal, possono costituirne un condimento, e il godimento incomparabile dell’intelligenza per la logica e l’arguzia, la varietà dei temi e dei toni, la ricchezza della cultura, la potenza della satira e dello sdegno». Cosí scrive Carlo Carena nel saggio introduttivo alla sua edizione delle Provinciali, cinquantesimo volume dellaPléiade Einaudi. Aggiungendoche molti grandi del passato hanno considerato le Provinciali superiori ai Pensieri, come Boileau, secondo il quale «i Pensieri hanno convertito molte persone, ma non sono belli come le Provinciali», o come D’Alembert che ipotizzava per i Pensieriuna fortuna piú duratura, «pur essendo inferiori alle Provinciali». Dopo aver curato nella Pléiade del 2004 la prima edizione critica dei Pensieri, Carlo Carena non poteva dunque trascurare l’altro grande capolavoro di Pascal, di cui presenta ora un’edizione nuovamente tradotta, commentata e dotata di apparati con le varianti del testo (anche se i problemi filologici sono infinitamente minori rispetto agli intricatissimi Pensieri). Se ci si attiene strettamente al contenuto delle Letterea un provinciale (cosí il titolo originario) il libro va definito come una polemica tra giansenisti e gesuiti. Ma la penna di Pascal ha fatto il miracolo di trasformare un pamphlet teologico in un’opera letteraria piena di intelligenza e di umori, o addirittura, come è stato detto, in una commedia degna di Molière. E Salvatore Silvano Nigro, nella prefazione, mette in luce quanto l’attenta lettura delle Provincialida parte di Manzoni faccia da trama sotterranea a tante pagine dei Promessi sposi. Una ragione in piú per riaccostarsi a quest’opera da troppo tempo ingiustamente passata in secondo piano.
Le Provinciali, Blaise Pascal - Einaudi
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