Il quartiere del titolo è una linda isola benestante nel mare delle favelas di, Città del Messico, Murata, sbarrata, videosorvegliata, protetta da filo spinato, egoismo, guardie armate e leggi privilegiate. Agli abitanti non basta. Quando tre ragazzini si introducono nella casa sbagliata per un furto che degenera in omicidio, ne seccano due sul posio, buttano i cadaveri nell'immondizia (ci rimette la pelle anche un vigilante) e braccano il terzo per vendicarsi. Da fuori, un cocciuto commissario e una madre in pena tentano invano di aprire una breccia affinché la giustizia entri, ma dentro tutti conoscono le cifre dei numeri e de prezzi della polizia. Premiato ovunque, il film di Rodrigo Plà sa usare gli stereotipi senza abusarne e sferzare la società delle caste senza qualunquismo. La paura e il sospetto fanno implodere rapporti famigliari e di vicinato: figli e fratelli altrove possibili, qui si combattono dietro barricate incrollabili. Fiocine, cani lupi, sadismi, ronde, fogne e un finale terribile. Ma nessuna violenza gratuita. Valga come garanzia l'apprezzamento di Nanni Moretti, storico nemico delle efferatezze su celluloide (vedi le urla contro "Henry - Pioggia di sangue" in "Caro diario"), la cui Sacher distribuisce il film.
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