La coscienza di Zeno di Italo Svevo (ovvero all'anagrafe Ettore Schmitz, Trieste, 1861 - Motta di Livenza, 1928) è un capolavoro di questo secolo. Italo Svevo cominciò a scriverlo nel 1919 e vi lavorò sino al 1922. Lo pubblicò a proprie spese nel 1923 presso l'editore Cappelli di Bologna che, dopo avere espresso all' autore ogni tipo di riserva linguistica, affidò la revisione del romanzo al giornalista Frescura, che non mancò a sua volta di esercitare una critica radicale al piu che mai malcapitato autore, affermando che una semplice revisione non bastava, La coscienza di Zeno si sarebbe dovuta riscrivere dal principio alla fine. «Suo nonno è ancora nelle pagine del nipote, da tedesco testardo ».
Come i precedenti libri di Italo Svevo, Una vita (1892), pubblicato ovviamente a proprie spese, e Senilità (1898), pure pubblicato a proprie spese, La coscienza di Zeno non parve dapprima avere il minimo consenso sinché non si mosse in Francia Valery Larbaud - a cui James Joyce, amico di Italo Svevo, l'aveva raccomandato - che scrisse una calorosa recensione sulla «Nouvelle Revue Française ». A rompere il fronte del disinteresse italiano fu Eugenio Montale con un Omaggio a Svevo, che sull'«Esame» di fine anno 1925 costitui la consacrazione ufficiale dello scrittore triestino. Da allora La coscienza di Zeno è non solo un capolavoro, ma un caso sempre aperto per la letteratura italiana.
La prefazione di Mario Lavagetto è quella scritta per Zeno, volume pubblicato nella «Biblioteca dell'Orsa» (Einaudi, 1987), che comprendeva, oltre ai testi qui riprodotti, anche racconti, saggi, documenti autobiografici, pagine sparse e l'ultima commedia di Svevo (La Rigenerazione).
La coscienza di Zeno, Italo Svevo - Einaudi
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