Gli 8 componenti di un orchestra da cerimonie di Alessandra d'Egitto si perdono in Israele, dove avrebbero dovuto esibirsi in un centro culturale arabo. Partiti per suonare, finiscono suonati da burocrazia, equivoci e destino. Ma non tutto è perduto: la vita è l'arte dell'incontro anche in Medio Oriente, terra qui depurata da ogni odio, luogo surreale dove la violenza è relegata al ruolo di sovrastruttura. li debuttante Eran Kolrin soffia nella spaesata anima dei suoi personaggi una vitalità che vince ogni monotonia del paesaggio e dà loro in garbata dotazione un malinconico umorismo rasserenante. Splendioe facce da film muto, diversità etnico/religiose che spingono alla curiosità e non all' ostracismo, collage di gesti minimi e singole esperienze umane che hanno la precedenza sulle tragedie collettive. Chi ha citato Kaurismaki ha colto nel segno: un lunare Israele al posto della disillusa Finlandia alcolica. Seducente film/pianeta, mille miglia lontano dall'Egitto che oggi lo boicotta.
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