Una bambina di 4 anni scomparsa. La madre è una tossica incapace di accudirla e forse di vero dolore. Gli zii assoldano una coppia di giovani detective con radici in zona, mal sopportati dal poliziotto Ed Harris, a malapena tollerati dal suo superiore Morgan Freeman. Losche sorprese, brutte verità apparenti, pessime confessioni che si riveleranno meno marce e più umane (o viceversa) di quanto sembrino. Il tutto si svolge nel doloroso formicaio di Boston, come esigono il romanzo di Dennis Lehane (già autore di "Mystic River") e il regista debuttate Ben Affleck, bostoniano d'adozione, anche sceneggiatore 10 anni dopo l'Oscar per "Will Hunting - Genio ribelle". Sceglie tono e colori plumbei, ' sguardo più compassionevole che morboso, vie di fuga in riprese che tentano di respirare dall'alto, come fece Eastwood scandagliando le stesse vie e miserie (e oggi c'è Sorsese al lavoro su Lehane). Ma il paragone col capolavoro di old Clint è impietoso. Il thriller tentato dal noir rimane inesploso in mano ad Affleck, come la puntata pilota di una serie tv con la voglia di farsi bella. Cast da autogol: pessima scelta, affiancare alla già burrosa Michelle Monaghan il mesto fratelliIto Casey, sopravvalutato assassino di Jesse James Brad Pitt
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