C'era una volta chissà quando, ma non importa: le piramidi di "Stargate" e gli animali de "L'era glaciale", luoghi di Kubrick con echi di Atlantide, vita pellerossa e lingue africane, nevi e deserti, il Nilo e l'Himalaya. Valanghe di approssimazione storico/geografica visivamente efficace. Tono epico/tarocco che tutto consente: riciclaggio di ogni leggenda senza ben congegnata raccolta differenziata, astronomia, astrologia, morti a orologeria e resurrezioni. Trama eroica senza sorprese, si sbadiglia anche al cospetto dei costosissimi mammut digitali: hanno peli impeccabili, ma caracollano imbizzarriti senza mai schiacciare un solo bipede. Un cacciatore lascia le sue montagne per inseguire i feroci nemici che hanno rapito la sua gente e l'amata. Inseguimento estenuante, prezzi di sangue, incontro con la Profezia, assalto vincente ai finti dèi schiavisti. ( ota per il doppiaggio: non si poteva cambiare nome a una certa tribù?). Nessun attore di grido e se ne sente la mancanza. Mai chi scrive avrebbe creduto di poter dire questa frase. Roland Emmerich, già babbo di "Indipendence Day", "Godzilla" e della putt ... del secolo: "The Day After Tomorrow", è solo tenacia dedita al catastrofismo. Capita, quando metti un tedesco a Hollywood.
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